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C1.8. L’alcol: consumo e dosi

Dose alcol giornalieraL’alcol etilico (o etanolo) è il costituente che caratterizza le bevande alcoliche. Il suo consumo rientra nella sfera dei comportamenti privati, ma riguarda anche baristi e camerieri perché sono loro che servono i prodotti alcolici e con il loro comportamento possono influenzarne il consumo.
L’alcol non è una sostanza indispensabile per l’uomo; esso fornisce circa sette calorie ogni grammo, poco meno dei grassi e quasi il doppio di zuccheri e proteine.
È importante sapere quanto alcol si serve alla clientela per ogni dose, quanto è la dose accettabile di consumo giornaliero, ecc. Metabolizzato quasi esclusivamente nel fegato, il nostro corpo può assumere l’alcol senza danni solo se non supera una determinata quantità. La dose accettabile di consumo di alcol in un giorno per una persona è pari a 0,6 g per chilogrammo di peso corporeo, mentre la soglia assolutamente da non superare è circa 1 g di alcol per kg di peso normale.
Un uomo di 70 kg è in grado di metabolizzare non più di 6 g di alcol ogni ora; di conseguenza va assunto in tempi distribuiti nell’arco della giornata per permettere all’organismo di metabolizzarlo meglio.
L’abuso di alcol è pericoloso; l’ingestione continua e abbondante di alcolici, specialmente ad alta gradazione e a digiuno:

  • causa lesioni anche gravi a carico dell’apparato digerente (stomaco, fegato, pancreas, esofago);
  • determina alterazioni al sistema nervoso centrale (in particolare alterazioni nel coordinamento dei movimenti, rallentamento dei riflessi, disturbi visivi, ecc.) e danni al sistema cardiocircolatorio;
  • porta a disturbi della sessualità;
  • determina fenomeni di dipendenza;
  • aumenta il rischio di tumori.

Il consumo moderato di bevande poco alcoliche come vino e birra può apportare benefici principalmente all’apparato digerente e cardiovascolare.

Alcune norme

  • L’alcol va consumato con moderazione, preferibilmente durante i pasti, oppure immediatamente prima e dopo; non va mai consumato a stomaco vuoto.
  • L’alcol va assolutamente evitato durante l’età evolutiva, in gravidanza e nell’allattamento, va ridotto in età avanzata e le donne lo devono consumare in quantità minore perché hanno un’inferiore capacità di metabolizzazione.
  • Chi deve guidare o svolgere lavori delicati e pericolosi, deve astenersi dal consumo di alcol.
  • Evitare o ridurre il consumo di alcol anche quando si assumono farmaci.

 

Responsabilità penale dell'operatore che somministra alcolici

 

Chi somministra alcolici ad un ubriaco od a un minorenne ha una responsabilità soggettiva e personale ed è punibile penalmente con ammenda o con la reclusione.
Di fatto l'operatore che serve bevande alcoliche può rifiutarsi nel servizio ad un ubriaco o ad una persona soggetta all'uso di sostanze stupefacenti.
Nel caso di minorenni o nel caso di un dubbio sull'età può chiedere di vedere un documento di identità, per appurare l'età del soggetto.
Secondo quanto previsto dall’articolo 689 del codice penale, l’esercente che somministra bevande alcoliche a un minore di 16 anni rischia la sospensione della licenza, oltre a una pena pecuniaria da 516 a 2.582 euro. Stesse sanzioni per chi somministra alcolici a persone in manifesto stato di ubriachezza (art. 691 c.p.). E la pena è applicabile anche se al momento del servizio il gestore è assente.
La manifesta ubriachezza
L'esercente che somministra alcolici ad una persona in stato di manifesta ubriachezza rischia la sospensione di un esercizio per quindici giorni e la condanna al pagamento di una pena pecuniaria di 517 euro a carico di chi aveva somministrato le bevande alcoliche .
"Secondo i giudici “la manifesta ubriachezza può essere accertata senza dover fare ricorso ad accertamenti tecnici, essendo sufficiente, a tal fine, la sua immediata o diretta rilevabilità con riguardo al sintomatico comportamento tenuto dal soggetto”. Nel caso in questione, in particolare, la Polizia, in sede di controllo dell’esercizio pubblico, aveva rilevato che un avventore, al quale era stata appena fornita una birra al banco, farfugliava frasi sconnesse e prive di senso, mentre allontanatosi dal banco barcollava. Tutti comportamenti sintomatici di una manifesta ubriachezza e rilevatori di una diminuita facoltà di autocontrollo del soggetto, per i quali il gestore, secondo la Corte, era dunque passibile di sospensione dell’esercizio. Ma i giudici sono andati oltre, stabilendo che esiste una responsabilità anche se chi ha servito la consumazione non è l’esercente in persona (nel caso specifico si trattava di un’amica della titolare). “Fermo restando che sull’imputata, avendo sostituito la titolare dell’esercizio che si era assentata, incombevano gli stessi obblighi di quest’ultima, per l’applicazione della sospensione non è necessario che il colpevole sia anche l’esercente”( Testo tratto da Bargiornale del 7 aprile 2009).

Ma ecco gli articoli del Codice Penale in questione:
Art. 689 - "Somministrazione di bevande alcoliche a minori o ad infermi di mente.
L’esercente un’osteria o altro pubblico spaccio di cibi o di bevande, il quale somministra in luogo pubblico o aperto al pubblico, bevande alcoliche, a un minore di anni sedici, o a persona che appaia affetta da malattia di mente, o che si trovi in manifeste condizioni di deficienza psichica a causa di un’altra infermità è punito con la pena pecuniaria dell’ammenda da € 516 a € 2.582 o la pena della permanenza domiciliare da 15 giorni a 45 giorni ovvero la pena del lavoro di pubblica utilità da 20 giorni a 6 mesi, ai
sensi dell’art. 52 II co.lett.b) del D. Lgs. 28 agosto 2000, n. 274.
Se dal fatto deriva l’ubriachezza, la pena è aumentata.
La condanna comporta la sospensione dell’esercizio."
Art. 691 - "Somministrazione di bevande alcoliche
a persona in stato di manifesta ubriachezza. Chiunque somministra bevande alcoliche a persona in stato di manifesta ubriachezza, è punito con la pena pecuniaria dell’ammenda da € 516 a € 2.582 o la pena della permanenza domiciliare da 15 giorni a 45 giorni ovvero la pena del lavoro di pubblica utilità da 20 giorni a 6 mesi, ai sensi dell’art. 52 II co. lett.b) del D.Lgs. 28 agosto 2000, n. 274.
Qualora il colpevole sia un esercente un’osteria o un altro pubblico spaccio di cibi o bevande, la condanna comporta la sospensione dell’esercizio.

Il problema dell'imputabilità ( tratto da digilander.libero.it )
Ogni individuo, raggiunta la maturità mentale, dispone di qualità naturali che lo pongono in grado di regolare consapevolmente e liberamente le proprie azioni, acquisisce la capacità mentale.
La capacità mentale rappresenta il supporto naturale dell'imputabilità, la si ritrova nel momento formativo della legge perchè destinata ad un soggetto in grado di apprezzare il comando e di osservarlo (capacità di obbligo); nel momento commissivo del reato, in quanto la violazione deve essere cosciente e volontaria (capacità di colpevolezza); nel momento esecutivo del rapporto penale (capacità di pena).
L'imputabilità consiste nella idoneità ad essere imputato di un reato, ossia è la condizione occorrente per attribuire al soggetto agente il fatto da lui commesso e mettergli in conto le conseguenze giuridiche della sua condotta: art. 85 c.p. Capacità di intendere e di volere. - Nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se, al momento in cui lo ha commesso, non era imputabile.
E' imputabile chi ha la capacità di intendere e di volere.
Capacità di intendere. E' l'attitudine a rendersi conto del valore dei propri atti, a comprenderne i motivi, il significato e le relazioni col mondo esteriore e quindi a valutarne la portata e le conseguenze ed in particolare essere in grado di capire quando un'azione è contraria e dannosa agli interessi della collettività e pertanto intenderne il carattere proibito.
Capacità di volere. E' la facoltà di autodeterminarsi in base a motivi conosciuti e di scegliere liberamente la condotta adatta allo scopo; significa soprattutto capacità di inibirsi, di resistere agli impulsi e di sapere frenare le forze impellenti dei sentimenti e del tornaconto personale.
Condizioni dell'imputabilità. Affinchè sussista l'imputabilità è necessario il contemporaneo possesso di entrambe le facoltà di intendere e di volere, la cui sintesi condiziona la capacità di adeguarsi alle scelte fatte in base a motivi consapevoli. Sono tenuti invece fuori dell'imputabilità altri aspetti della personalità, quali i sentimenti e il senso morale, i primi allo scopo di negare rilevanza agli stati emotivi e passionali come causa di esclusione d'imputabilità ed il secondo al fine di incriminare gli amorali costituzionali, cioè quegli individui che, pur possedendo un livello intellettivo pressochè normale, sono insensibili a qualsiasi freno morale. In ogni caso l'imputabilità va riferita al momento della commissione del fatto, ossia al tempo in cui il soggetto agente ha esplicato la condotta criminosa ed ha commesso consapevolmente la violazione di cui egli deve rispondere.

Maurizio Di Palo
Tecnico dei Servizi della Ristorazione
specializzato in Sala-Bar