UpLevel

Le aziende e i loro collaboratori

Scusi cameriere! ...posso parlare con il Maitre?...dimmi!!!
...questo e non solo, è ciò a cui assisto molto spesso.

Cari colleghi e care aziende, con molto dispiacere denoto sempre di più la mancanza di professionisti e amanti come me del proprio mestiere nel settore Alberghiero/Ristorativo.
Colpa forse solo della crisi (ipocrisia !) o forse anche delle scelte e relativi atteggiamenti di una classe dirigenziale scadente?
Non è un caso il detto: …il pesce comincia a puzzare dalla testa !

capisco il tuo problema

Carissimo Collega, mi chiamo Tiziana e anche io sento il tuo " problema" ho 30 anni e da 15 lavoro nella ristorazione, ho speso 13 anni in Inghilterra lavorando il ottimi ristoranti e catene di Hotel. Ritornata a casa nel sud Italia ho iniziato ad sentire come un problema la mia professionalita conquistata duramente con anni di sacrifici. Ho lavorato in alcune strutture dove le parole ETICA e PROFESSIONALITA' erano parole del tutto sconosciute. Ho dovuto sottostare a datori di lavoro, direttori che imponevano sistemi di lavoro del tutto Immorali verso i clienti; ore di lavoro massacranti (le canoniche 14-15 ore al giorno); il dover lavorare a nero e sottopagata; e infine sentirmi dire che il mio metodo di lavoro non era nè efficace nè importante. Continuo a vedere che nella ristorazione anche quella cosi detta "alta" non c'e un minimo di professionalità eppure per quei datori di lavoro và bene cosi.
A questo punto anche se odio ammetterlo, mi sento del tutto disillusa, e con la tristezza nel cuore non vedo altra scelta che rifare le valigie e lasciare nuovamente l'Italia. Continuare cosi nn avrebbe senso, e sopratutto vorrebbe dire buttare via tutti gli anni passati a lavorare per migliorare la mia vita professionale e il mio CV.
Io spero veramente che qualcosa cambi davvero in questo settore, altrimenti ho davvero paura che il mito dell'Italia della buona ristorazione scompaia.
Scusami per lo sfogo, ma la tua lettera ha risvegliato la mia rabbia.
buona fortuna e buon lavoro.
Tiziana

Troppo qualificato? Non significa troppo oneroso

Carissimi Colleghi sono Mauro di Mantova anni 39 di cui 20 felicemente vissuti nel settore bar ( Italia ed estero ).
Ho detto felicemente, ma ultimamente direi che, anche come già riportato da miei colleghi, l'esperienza e la notevole qualifica lavorativa talvolta costruita in svariati anni di lavoro anche lontano da casa ed affetti, SPAVENTA IL DATORE DI LAVORO.
Apro a questo punto un vero blog di discussione inerente a questo problema sempre più presente per capi barman e non che si accingono talvolta a cambiare hotels, ( vedi fine contratti stagionali etc. ).
Parlo per esperienze vissute, specialmente in questi ultimissimi mesi ( Forse legati alla crisi ????!!! ) che hotel in cerca di Capi barman specialmente sul territorio nazionale una volta che vagliavano il mio CV mi rispondevano che ero troppo qualificato e che il loro budget di spesa per area bar era inferiore. Questo risulta incredibile anche perche' senza avere la possibilità di poter avere una sana telefonata conoscitiva loro si difendevano in questo modo senza mai avere un confronto su quelli che sono gli aspetti economici.Diciamo che molti direttori ultimamente a priori eliminano una figura qualificata e talvolta leggermente più costosa, sostituendola con barman di minor esperienza lavorativa che talvolta possono arrecare un danno di immagine con errori di servizio.
Con ciò concludo sperando in un confronto costruttivo con colleghi.

Alberti Mauro

poca serietà nelle aziende del sud

Salve , approfitto di questo forum per un mio sfogo, dopo tre anni di appassionato servizio, e dico appassionato, perchè ( purtroppo amo fare il mio lavoro di maitre) , mi sono licenziato dall'azienda dove lavoro perchè, al momento di riconoscere le migliorie apportate da me e il mio gruppo di lavoro, in tre anni che abbiamo trasformato la struttura in serietà , professionalità, e qualità ricettiva da mediocre ad eccellente, invece di dire che non era possibile un avanzamento retributivo, cosa che avrei anche potuto accettare , ha iniziato a denigrare il mio operato, asserendo degli sprechi, inventati.
A quel punto non ho potuto, più sopportare e ho dato le dimissioni.
l'unica gratificazione l'ho avuta dai clienti e dai colleghi che mi riconoscono tali cambiamenti.
Perchè per poter esercitare la nostra professione bisogna sempre emigrare al nord o all'estero?
da noi per poter lavorare devi accettare di essere sottopagato, con l'aggiunta che lo stato quando
finanzia incentivi verso le aziende per incentivare le assunzioni ed abbattere la disoccupazione,
prepone le stesse a sotterfugi e inciucci dove l'azienda ci guadagna sempre ed a pagarne sono gli operai che vengono privati di loro diritti e devono sottostare per poter lavorare.
non mi resta che augurare e augurarmi un buon natale.

food e beverage 3

Ringrazio il sig. Carlo Bello per i suggerimenti motivanti e allettanti.Mi è tutto chiaro le vorrei chiedere quale possa essere il miglior corso di laurea adatto sia in Italia e eventualmente all'estero e se è rilevante l'età anagrafica di una persona che vuole intraprendere questa strategia;personalmente ho 28 anni mi consiglia di imbarcarmi su questa nave oppure di optare per altre vie?la ringrazio anticipatamente della sua disponibilità ad aiutarmi con l'auspicio di continuare in collaborazioni future.
GIANNI PETRAROLO

Gianni Petrarolo

F&B manager 3

 

Diventare food&Beverage manager, richiede costanza ed impegno. una prerogativa fondamentale rimane comunque l'umiltà e la costante ed assidua formazione.

Per quel che posso dirti della mia esperienza, un percorso di laurea in discipline economiche aiuta, se poi, vuoi raccogliere la sfida e laurearti all'estero avrai più facilità a trovar lavoro.

In Italia la professione è ancora sconosciuta, per la gioia delle catene alberghiere e dei pochi che hanno capito l'importanza di tale figura.

 Il F&B management è anche una filosofia gestionale e non tutti sono disposti a cambiare modus operandi, per ottenere benefici economici a lungo termine. In italia io opero come consulente, e le cose non vanno così male.

A volte bisogna armarsi di pazienza e spiegare concetti che a noi sembrano semplici, ma vinta la diffidenza iniziale e dimostrando risultati concreti (alla faccia dei venditori di fumo!) si ottengono molte soddisfazioni.

Un lavoro fatto bene richiede tempo e fare gli "strozzini" chiedendo più del necessario lede all'immagine della professione e del settore. Bisogna a volte saper rinunciare agli incarichi, le cause perse in partenza, vanno lasciate perdere, al di là del ritorno economico promesso... anzi, chi vi spara cifre esagerate, spesso e volentieri ha bisogno di un capro espiatorio al quale dare la colpa dei propri fallimenti.

Se ancora vuoi fare il F&B manager e lo vuoi fare come consulente, devi coltivare competenze molto ampie su marketing, legislazione del turismo, gestione aziendale, gestione del personale.

 Personalmente sono un divoratore di corsi di ogni genere, leggo molti libri legati alla mia attività e cerco di imparare ogni giorno un po' di più.

 Tanta passione e disciplina fanno il resto.

 Ti auguro in bocca al lupo per il tuo nobile traguardo e sopratutto non mollare mai!

Carlo

diventare food e beverage manager/3

Egregio sig.Galeazzi,
è stato esauriente e dettagliato nella risposta e mi ha acceso il faro all'apice della strada da intraprendere la ringrazio vivamente e spero solo che avendo 28 anni e non legato sentimentalmente non sia tardi per andare all'estero.Con questa colgo anche l'occasione per farLE gli auguri di felice anno nuovo augurandoLE un 2010 ricco di obiettivi raggiunti e soddisfazioni e con l'auspicio di future collaborazioni LE porgo distinti saluti.
GIANNI PETRAROLO

Gianni Petrarolo

Diventare food & beverage manager/2

In genere evito di intervenire su casi specifici.

Spero che questa risposta apra un confronto e sia utile a molti.

Dare consigli è sempre molto difficile.

La carriera nel settore ristorazione prevede molti scenari, che vanno anche oltre l'F&B manager, figura spesso (purtroppo) assente dagli organici aziendali.

Si può diventare anche consulenti, esperti nella grande distribuzione, nel catering, nel banqueting...

Basta però rimanere umili, prepararsi bene, lavorare seriamente.

Dico questo perchè in Italia sembra abbiamo migliaia di consulenti ed esperti nella ristorazione, almeno a vedere i curricula. Oggi tutti si sentono esperti, nel settore sala, cucina, alimentazione...

Tanti vendono fumo; io consiglio di vendere arrosto: la strada è più lunga ma i successi più sicuri e duraturi.

Andare all'estero e imparare le lingue (in particolare l'inglese, studiandolo nelle scuole del posto) la considero una tappa fondamentale, un percorso che andrebbe intrapreso al più presto, entro i 25 anni. Dopo tutto diventa più difficile: per trovare lavoro, per la necessità spesso che queste scelte comportano il dover decidere di guadagnare meno soldi, i problemi sentimentali...

Quale tipo di azienda? Sicuramente stare più distanti possibili dalle aziende italiane e dagli italiani in genere. Non vorrei che qualcuno fraintendesse: il motivo è legato al fatto che se vuoi imparare la cultura del paese in cui si va e la lingua, se stai con italiani non la impari. Ed è normale che all'estero tendi a stare tra italiani: più facile esprimersi, stare insieme, fare amicizia... Ma questo non aiuta lo scopo.

Più un'azienda è professionale, più si impara.

E' sufficiente andare all'estero e imparare le lingue? Assolutamente no. Bisogna studiare, fare corsi, aggiornarsi... e nel contempo capire quale delle tante strade si vogliono percorrere e puntare a diventare i migliori in quello.

Anche la formazione e le esperienze di lavoro devono essere mirate allo scopo, altrimenti sono perdite di tempo (e di soldi).

 

 

DIVENTARE FOOD & BEVERAGE MANAGER

Egregio sig.Galeazzi e collaboratori,
approffitto per farLE i complimenti per il sito creato che può definirsi una bussola per chi intraprende la carriera in sala-bar in quanto tratta il settore food & beverage a 360°.Io ho avuto l'opportunità di studiare con il suo primo libro frequentando la scuola alberghiera di Castellana Grotte (BA) e ritrovarLA sul web mi ha fatto molto piacere in quanto non solo lavorando ma anche aggiornandomi rispolverando alcune nozioni mi ha risvegliato gli stimoli per crescere professionalmente.Da quando mi sono diplomato il mio obiettivo di carriera é stato sempre quello di diventare un food e beverage manager;LEI cosa consigliereste ad un giovane diplomato che vuol ottenere questo obiettivo quale strada e strategia indichereste ad un ragazzo che le chiede come diventare food & beverage manager?l'esperienza all'estero come lei afferma è imprescendibile per diventare professionista,che tipo di locale consiglia a un cameriere o barista che ci va per la prima volta e che con la lingua possiede una sufficente padronananza?
Con l'augurio di prossime collaborazioni LE porgo distinti saluti
GIANNI PETRAROLO

Gianni Petrarolo

caro matteo sono un collega

caro matteo sono un collega classe 66, quello che dici è vero ma a volte ci troviamo nel caso contrario cioè quante volte ci è capitato di trovarci di fronte dei maitre che non ne vogliono sapere sapere di fare dei corsi di aggiornamento, che non sono in grado di coprire il ruolo che occupano o se lo fanno solo per convwnienza del proprietario.
In questi casi come dovrebbero comportarsi i giovani ( in gamba ) che segnaliamo alle strutture?
Allora è vero come dici che noi capo servizio dobbiamo dedicare più tempo alla formazione della nuova generazione però quanti capi servizio dedicano più tempo alla loro di formazione?
francesco .

non quantitá di tempo....bensí qualitá

Caro Gianni,
sono dell idea che non bisognerebbe mai smettere di imparare, come si dice: ...chi si ferma é perduto !
Per quanto riguarda l'esperienza necessaria per diventare maitre ...a mio parere dipende dal tipo di esperienza e dal grado di apprendimento della persona. Nel nostro lavoro vi sono molteplici varianti che interferiscono.
Vorrei sottolineare il fatto che Noi Maitre dovremmo dedicare piú tempo alla formazione della nuova generazione al posto di fare i camerieri ( come invece sempre di piú avviene ! )
Che ne pensate ?
Ciao
Matteo

Matteo

diventare professionista

Volevo chiedere quanto anni di esperienza e lavoro sono indispensabili per diventare maitre?

Gianni Petrarolo

se solo dessimo il nome giusto alle cose.... fossilizzazzione !

IN QUESTO PAESE L'ECCESSIVO GARANTISMO DI PERSONE E ATTEGGIAMENTI SBAGLIATE HA PORTATO ALLO SFASCIO

...non so quando l' azienda dove ero stato assunto e licenziato nel giro di un mese e mezzo ha iniziato a morire. Non è ancora del tutto morta, ma sono bastati un paio di giorni per capire che il mio ostinarmi nel tenerla viva, non sarebbe servita. E’ un’azienda destinata a morire, a rimanere “mutilata” se sopravviverà trascinandosi, perché un leader lasciato solo non puó fare la differenza.

E’ inutile negarlo, le aziende non sopravvivono se non hanno un cuore che pulsa sempre e tanto, con tutti i ritmi del cuore della vita. Un cuore veramente coraggioso, ispirato e sorretto da VALORI e VISIONI. Un cuore che ha battiti accelerati nella discussione, rallentati nella riflessione, saltellanti e vivi nelle risate e nei momenti felici, insomma quelli della vita dell’azienda.

Se un leader, un maitre, un direttore di orchestra viene lasciato solo, i battiti, i pensieri e il valore aggiunto si perdono, e ci si indebolisce, dando forza all'anarchia completa giá regnante e le aziende lentamente iniziano a morire. E’ questo che fa il capitale umano, insieme alle competenze di ciascuno. Ma lasciatemelo dire, le competenze SANE si acquisiscono con il tempo e in diverse realtá lavorative ( che evitano la fossilizzazione ), i cuori non si acquistano.

Così, in questo grigiore, in questa immobilità emotiva aziendale, sorrido e sento riemergere tutto ciò che ho letto, studiato ed amato. Un grande enorme pensiero positivo: ce la farò, non so ancora come, ma ce la farò. Mi lascerò alle spalle il grigiore, anzi ad essere sinceri già me lo sto lasciando alle spalle, perché ho capito. Mi sento meglio, quasi più alta, in realtà mi accorgo che la mia postura è migliore e sto sorridendo.

La crisi mondiale sta forse finendo, ma prima sarebbe meglio che finisse la crisi profonda interna delle aziende, quella crisi che prende le persone. Devono emergere i pensieri, le idee, le emozioni, e i sogni: “I have a dream”, “Yes we can” non sono solo slogan tipo predicare bene e razzolare male.
Basterebbe anche coerenza, lealtá, e definire " le cose " con il proprio nome e non ... prima la stavamo assumendo, adesso fa parte del personale !

Se devo stare male, voglio stare male per una ragione valida, non perché l’imprenditore non è illuminato e si affida a certo personale impolverato; non ho bisogno di dimostrarlo, lo dimostra la staticità, il declino degli stessi.

Matteo

Carenza di management

 

Condivido in parte la discussione, anche se penso che le analisi debbano essere fatte più ad ampio raggio. E' vero che nel settore alberghiero manca Managerialità, ma rendiamoci conto che l'italia è popolata di una miriade di micro imprese a gestione prettamente familiare. Le strade secondo me sono due: lasciare spazio alle grandi catene alberghiere, perdendo quel patrimonio di diversità che ci caraterizza nel mondo, oppure puntare su un'intensa collaborazione tra chi è la testa e chi è la coda. Una cosa è certa... rimetterci di certi comportamenti è il pesce intero.

Carlo

poca professionalita nel settore alberghiero in generale

Caro Matteo e caro Giuseppe andiamo avanti e lasciamo stare la scuola che sappiamo bene quanto valga, la passione la dedizione l'amore per un lavoro o meglio un mestiere come una volta proprio cosiii oggi non c'è, i ragazzi oggi la prima cosa che ci chiedono quando faccio un colloquio di lavoro e quanto mi dai e quanti giorni liberi hoo? E poi tanti perché, perché...alla fine credo che siamo condannati a soffrire ...

Poca professionalità nel settore alberghiero in generale

Caro matteo e vero quello che affermi ma secondo me la scuola alberghiera no è attenta ad imparare
e a trasmettere quella passione per questo mestiere

Vicino Giuseppe