Sindrome da fila indiana e soluzioni “terapeutiche”

Situazione classica: pranzo informale a buffet, un lungo tavolo a I adibito a buffet, 3 punti di distribuzione con 2 camerieri, preparazioni ripetute 3 volte.

Disposizione corretta, affinché clienti possano iniziare alcuni da un lato, altri dall'altro e altri ancora dal centro, in modo da rendere il servizio più veloce e fluido.

Il concetto organizzativo è giusto ma... non funziona! Perché?

Io lo chiamo "sindrome da fila indiana". Uno psicologo potrebbe probabilmente dire molto di più, parlando di comportamenti acquisiti che sono ripetuti inconsciamente e tante altre cose.

A noi, camerieri, maître e baristi più che la causa interessa l'effetto, ovvero il crearsi lunghe file, disservizi, clienti scontenti e addirittura si possono verificare malumori o litigi manifesti qualora i clienti in fila vedono altri che giustamente partono dalla parte opposta e si servono in pochi secondi.

Soluzioni?

Quando possibile predisporre piccole isole autonome.

Se non c'è lo spazio, staccare fisicamente di almeno 1 metro la tavolata, in modo da farla percepire chiaramente come punti distaccati.

Peraltro i buffet piccoli sono molto più funzionali per i camerieri; l'aspetto lievemente negativo è che un lungo tavolo a buffet ha un effetto estetico / scenico superiore.

Tutto dipende da ciò che noi vogliamo privilegiare, l'estetica o la soddisfazione del cliente con un buon servizio?

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